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A causa della mancanza di neve il Trofeo schiaffino 2016 è annullato

 


 

37° TROFEO SCIALPINISTICO "ROBERTO SCHIAFFINO" E 2° TROFEO SCHIAFFINO FAMILY - 2015
 

pdf37° Trofeo Schiaffino - Classifica Generale
pdf2° Trofeo Schiaffino Family - Classifica Ciaspole
pdf2° Trofeo Schiaffino Family - Classifica Sci Alpinismo

 
«Lo Schiaffino è una cosa bella, bellissima perché nel percorso vedi molta natura.
Anche se l’erba è nascosta si possono vedere gli alberi ricoperti di neve e tutti i tronchi innevati.
Poi quando arrivi scoppi
dalla gioia perché non te l’aspettavi di vedere il traguardo
così vicino o così lontano, perché se ti è piaciuto è vicino e se non ti è piaciuto è lontano.
A me è piaciuto, perché la montagna mi fa sempre provare sempre una bella sensazione di calma».
Margherita

Ci alziamo presto, come spesso succede agli scialpinisti d’appennino che per raggiungere le amate montagne devono prima percorrere molta strada e così allungano l’attesa che alimenta poi la salita verso la vetta e che si risolve solo quando arriviamo finalmente in cima. La tensione cala e la calma dell’orizzonte allevia le fatiche del corpo e della mente, i muscoli si rilassano e la pace interiore prende il dominio. Ma non stiamo andando lontano, siamo qui in zone conosciute, a casa, eppure è una casa che spesso ci sorprende, ci rivela angoli nascosti che non abbiamo scoperto. Certo ci vuole l’occhio esperto del Maestro per portarci negli angoli meno noti e per questo più belli; e il Maestro anche quest’anno c’è, come orami da 37 anni, e ci guida per quelle valli dove Lui d’inverno fa scialpinismo e che d’estate percorre attraversando le sue fungaie.

Nel bosco i segni del suo passaggio sono già evidenti, e così possiamo aggiungere bandiere verdi per la salita ad evidenziare la traccia da percorrere, che d’improvviso si alza nella direzione del Monte Orsaro. Quasi senza accorgercene il nostro fiato è rotto dalle ripetute inversioni che ci portano veloci fuori dal bosco. La neve cade copiosamente, ancora pesante ma ormai non più mista all’acqua, il vento soffia forte fuori dal bosco e lo sentiamo urlare dietro le nostre teste, gli alberi ne sono sbattuti. La neve ormai ha imbiancato tutti i tronchi trasformando il bosco in un miraggio bianco dove sicuramente sono nascoste le fate. I corpi si accartocciano dentro le giacche, siamo nel mezzo della nebbia e seguiamo le bandierine verdi che ora dobbiamo ripiantare, risollevare dalla neve che le ha sepolte. Siamo nel mare aperto della montagna e siamo soli nelle nostre teste. Poi s’intravvedono le prime bandiere rosse che segnano la discesa. Veloci, con ancora le pelli ai piedi, ci buttiamo giù per scappare dal vento e dalla nebbia, presto siamo alla Capanna Schiaffino ed il the degli amici ci ristora. La discesa tracciata dal Maestro corre lungo un canale ormai pieno di neve ed i nostri sci scivolano di nuovo nella neve fresca dentro l’imbuto protetto da rocce ormai bianche e dal vento che quasi non sentiamo più.

Ieri abbiamo tracciato il percorso alto del Marmagna. Anche ieri c’era la nebbia e ci siamo sorpresi quando siamo arrivati al “canalino” che dall’alto non è sempre facile trovare, quasi non ci speravamo eppure ci siamo finiti sopra. Poi scendendo ci siamo accorti che le nostre tracce erano un po ondivaghe ma è normale, la nebbia giocava con noi anche in casa nostra ed il Marmagna, la nostra cima famigliare, era nascosto e misterioso come spesso accade nei giorni dello Schiaffino.

Quest’anno il trofeo di scialpinismo “Roberto Schiaffino” è giunto alla sua 37° edizione. Molti di noi non hanno conosciuto “Robertino” ma ci piace sempre ricordarlo: le amicizie in montagna si tramandano come il testimone passato di mano in mano nelle gare.

Durante la notte sono caduti 30cm di neve ed occorre ritracciare il percorso. Lo staff parte presto, il Maestro ancora una volta fa la parte più faticosa e firma la traccia della trentasettesima edizione, portandoci ancora in un viaggio verso l’alpe; un viaggio che faremo correndo ma al traguardo tutti ne decanteranno la meraviglia segno che anche in gara il bosco e la montagna hanno rapito gli sguardi, distolto la mente dalla fatica riportandola all’essenza della natura attraversata.

A Lagdei cominciano ad arrivare i primi atleti, le strade di accesso sono ancora bianche, la neve cade ancora copiosa ma in diversi ripetono un ritornello scaramantico: almeno non piove come l’anno scorso.
Le coppie iniziano ad iscriversi, ci sono i soliti amici, continui abbracci, saluti, gente che si scambia il materiale, gente che prende un caffè, offre una torta, si parla di salite, si parla di lavoro, di famiglie, della crisi ma tutto è attraversato da sorrisi famigliari e la gara comincia a prendere piede.

Le coppie a turno si cimentano nella ricerca ARVA sui quattro campi predisposti: chi fa bene, chi fa male, ma tutti ormai ne condividono l’importanza: è lo stile ed il modo con cui la Scuola di scialpinismo Enrico Mutti del CAI di Parma insegna ad andare in montagna.
Cominciano ad arrivare le prime famiglie, in realtà poche quest’anno come pochi sono gli atleti della gara principale: a Parma pioveva e molti si sono lasciati scoraggiare dalle nebbie di pianura ma il monte è sotto una nevicata e chi ha vinto la propria pigrizia lo trova lì, stupendo e affasciante.

Le radio dell’organizzazione gracchiano chiamandosi per verificare che tutto il percorso sia stato segnato e controllato, che le squadre siano alle loro postazioni ed allora, dopo il briefing iniziale e la spiegazione del percorso, si parte alle 10.30, come al solito in linea, di corsa, veloci lungo i pendii, verso l’Orsaro. Le coppie corrono rapide, qualcuno cade ma si rialza, qualcuno scarta davanti ma pian piano ognuno trova il suo passo e le coppie s’inerpicano nel valloncello costeggiato da rocce ed alberi imbiancati e la magia del bosco avvolge e strega. Tutti per un attimo escono dalla gara e restano rapiti dalla magia del bosco imbiancato, le fate non si vedono ancora ma quasi tutti le sentono.

Ecco che ora nel piazzale di Lagdei ci sono anche le famiglie schierate, sei coppie genitore-figlio/a, pronte a darsi battaglia anche loro sul percorso del bosco, più breve ma pur sempre magico; la maggior parte calza le ciaspole, qualcuno è già sugli sci da scialpinismo. I bambini e le bambine partono a razzo lasciando padri e madri un po’ attoniti, rapidi si incamminano lungo la vecchia pista ed in breve sono già al muro dove la traccia s’inoltra nel bosco, anche loro vedono il prodigio fatto dal vento che nella notte ha imbiancato i tronchi. La faggeta per oggi è bianca e non scura.

Ci mettono poco i bimbi a raggiungere il traguardo del Lago Santo, ma è bello sentirli lungo il percorso: ci sono due sorelle che si incoraggiano tra di loro e si aspettano per farsi forza, qualcuno si ferma, qualcuno cade, qualcuno piange ma tutti arrivano con il sorriso già pregustando le medaglie. Sono i primi ad arrivare al Lago Santo e tutto il traguardo è per loro; esce anche il the del Rifugio Mariotti ed il cronometro scandisce i primi tempi.

Intanto dalle radio si sentono i passaggi alle varie tappe. Al canalino c’è molta neve, le tracce sono profonde, gli atleti si fermano alla base, tolgono gli sci, calzano i ramponi e si ancorano alle corde fisse per la risalita a piedi. Poi in alto, via i ramponi e rimettono gli sci fino al Marmagna avvolto nella nebbia. Nella “buca” sotto la cima, riparandosi un poco dal vento si tolgono le pelli, mettono una giacca, e giù nella nebbia seguendo le bandierine rosse fino al traguardo. La neve è tanta e bella, forse un po’ pesante, ma ognuno lascia la sua traccia e divaga dalla retta delle bandierine concedendosi qualche secondo di ritardo, assecondando la propria voglia di curve, i quadricipiti stentano nel piegamento ma è troppo bello scendere e volteggiare, danzare nella neve compiendo le proprie evoluzioni, non importa se belle o brutte, tutti le fanno. Per quei pochi minuti, per quelle poche curve, si imprime in noi la bellezza dello scialpinismo e della montagna vissuta.

Al traguardo del Lago Santo arrivano i primi e via via tutti gli altri. Anche il sole non resiste più e si libera dalla nebbia e fa capolino insieme agli ultimi arrivati. Sono ormai le due ed anche l’organizzazione rientra, chi con le bandierine, chi con i nastri, chi con le corde. Adesso ci siamo tutti e nel salone del rifugio si prepara la premiazione.

Si inizia con un riconoscimento ad Angelo Gerbella che insieme a pochi amici inventò questo trofeo e che ancora oggi, dopo 37 anni, lo percorre con felicità. Poi ci sono i primi della classifica Adolfo Corsi e Alessio Suci, c’è la prima coppia femminile Monica Trabucco e Elisabetta Sparacio, la prima coppia mista Lara Mustat e Luigi Rossi, la prima coppia veterani Angelo Gerbella e Alessandra Gregori e la prima coppia di snowboard Simone Bovis e Daniele Furia; con loro, un pensiero veloce va a Vincenzo Romano, che ci ha lasciato l’anno scorso sul Succiso, ma vogliamo ricordarlo in mezzo a noi.

I bambini scalpitano perché arriva la loro classifica, le loro medaglie ed i loro premi, ce né per tutti ed i sorrisi tradiscono la felicità delle prime medaglie che si mettono al collo e la soddisfazione di non aver mollato. Giacomo, Maria Sole, Margherita, Greta, Irene, Matilde ed Elisa.
Piano piano ci si saluta, la gente si allontana e scende dalla pista verso la propria casa, ma noi restiamo lì, con le nostre bandierine da portare a valle, con il materiale dell’organizzazione, qualche ultimo sorriso, qualche commento alla giornata, i nostri arrivederci ci trattengono. Ormai cala la sera, le ombre si fanno lunghe e ci godiamo le ultime curve sugli sci. Ci resta dentro l’euforia di quell’ultima, perfettamente rotonda che ci è venuta proprio bene.

Il 37° Trofeo Schiaffino si è svolto il 15 febbraio 2015 ed ha visto la partecipazione di 18 coppie di atleti e di 6 coppie nel 2° Trofeo Schiaffino Family; per l’organizzazione della gara si sono impegnati 25 membri della Scuola di Scialpinismo Enrico Mutti del CAI di Parma e 10 persone del Soccorso Alpino della stazione Monte Orsaro di Parma.
Un particolare ringraziamento va a tutti coloro che hanno aiutato ed ai numerosi sponsor che hanno arricchito il pacco gara ed i premi:

Sponsor tecnici: FREESPORT (Parma) ALPSTATION (Sarzana) ALPEN SPORT (Reggio Emilia) EDEN SPORT (Sorbolo) PIANETA SPORT (Pietrasanta) OTTICA CANDI (Collecchio) SPAZIO VERDE (Parma)
Sponsor: Rifugio Mariotti, Rifugio Lagdei, IREN spa, Parco Nazionale Appennino Tosco Emiliano, Parchi del Ducato, Chef Tellini Liodry Foods, Piatti Freschi, Prosciuttificio San Nicola, Prosciuttificio Ponte Romano, Caseificio Fabiola, Casa del Gusto, Panil.

Roberto Zanzucchi



La storia del Trofeo

Il Trofeo “Schiaffino” nacque timidamente nel 1979 in un momento di particolare fermento dell’attività alpinistica
della sezione del C.A.I. di Parma, da una proposta di Angelo Gerbella e Giovanni Metti.

Si voleva in primo luogo commemorare Robertino, la cui scomparsa nel giugno 1978 aveva lasciato un
profondo vuoto e turbamento, e nello stesso tempo cercare di valorizzare il nostro Appennino anche sotto il
profilo dello sci alpinismo, attività allora emergente cui si cercava di fornire uno stimolo (nel 1979 inizia infatti
l’attività della Scuola di sci alpinismo).

L’idea originale era una gara aperta anche ai fondisti, che si snodasse nella parte più suggestiva e selvaggia
del nostro Appennino. Così, prima a tavolino, poi con qualche sopralluogo, viene messo a punto un itinerario
di notevole sviluppo che, partendo dai Cancelli, raggiunge le Capanne di Badignana, prosegue per il Passo
delle Guadine, le omonime capanne, risale sul Monte Aquila e infine scende al Lago Santo. Il comitato
organizzatore era composto da Angelo Gerbella, Roberto Bertozzi, Rodolfo Bertozzi, Beppe Bussolati
Elia Monica, Mutti Enrico. Avverse condizioni meteorologiche e difficoltà oggettive dovute all’alternarsi, in
prossimità del crinale, di tratti ghiacciati a tratti con assenza di neve, indurranno gli organizzatori a ripiegare
su un percorso ridotto: Cancelli-Capanne di Badignana, ove venne allestito un posto di ristoro e ritorno.
Nonostante le proibitive condizioni l’afflusso fu notevole. Molti i fondisti convenuti, alcuni anche da fuori provincia.
La loro presenza ha da una parte garantito il successo della manifestazione, ma dall’altra ne ha tradito
lo spirito, a causa di una inadeguata attrezzatura e preparazione alpinistica.
Per ovvie ragioni di sicurezza si adottò un percorso poco significativo e privo di difficoltà.

Per questi motivi, l’anno successivo -1980- si riservò la gara a soli sci alpinisti. Il maltempo non permise il
regolare svolgimento della manifestazione e, all’ultimo momento, si optò per una forma non competitiva.
Fu tuttavia un momento sincero di aggregazione che diede stimolo agli organizzatori ad insistere su questo
tipo di esperienza.

Dal 1981, il Trofeo Schiaffino assume la fisionomia della gara competitiva a coppie che privilegia un
itinerario tecnico con superamento di tratti alpinistici. La partenza è dalla località Lagdei; si transita presso
la ex Capanna del Braiola, allestita a posto di ristoro, si supera il tratto attrezzato, si raggiunge la cima del
Monte Marmagna e infine il traguardo, situato presso il Rifugio Mariotti al Lago Santo.

Su questa base di percorso, ma con costanti varianti suggerite dalle condizioni e anche volutamente introdotte
al fine di incentivare la conoscenza della zona, si sono svolti i successivi trofei.

Nel 1989 l’undicesimo Trofeo Schiaffino viene abbinato al 12° Campionato Nazionale di Sci Alpinismo A.N.A..
La manifestazione si svolge con pieno successo grazie anche al particolare impegno organizzativo di Osvaldo Cavellini.
A partire da quell’anno la gara viene tracciata su un dislivello di 1500 m, spesso quando le condizioni lo
hanno consentito è stato inserito il passaggio sull’Orsaro, fornendo un taglio maggiormente tecnico al percorso.

Il mondo delle gare, degli sci leggeri, è stato decisamente anticipato da questa endemica manifestazione con la
comparsa di un agonismo e di una preparazione specifica dei concorrenti, che hanno fatto registrare performance
atletiche di rilievo pur nell'ambito di una competitività locale. Spesso è stata la situazione niveometeorologica a
stabilire i connotati della manifestazione. Mentre ovunque in questi ultimi anni il mondo delle gare scialpinistiche
si è diffuso capillarmente, il Trofeo Schiaffino è diventato prima un raduno e infine nuovamente una gara, il cui
obiettivo principale non è il record nel percorso, ma punta in particolare alla sensibilizzazione sulla sicurezza e alla
preparazione nell’autosoccorso; è stata infatti aggiunta una ricerca con ARVA in un campo simulato di valanga.

 

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Albo d'Oro del Trofeo
“Roberto Schiaffino”
1979 - 2016

Anno Vincitori
1979 non competitivo
1980 non competitivo
1981 Marcello Montagna - Giuseppe Vicari
1982 Mario Fornaciari - Sergio Leoni
1983 Mario Fornaciari - Sergio Leoni
1984 Enrico Mutti - Gabriel Ubaldini
1985 Claudio Grenti - Roberto Fava
1986 Luigi Baroni - Giuseppe Bertaccini
1987 Luigi Baroni - Claudio Grenti
1988 Marcello Montagna - Andrea Vanini
1989 Giona Galloni - Gianmario Galloni
1990 non disputato per mancanza di neve
1991 Claudio Grenti - Elia Monica
1992 non disputato per mancanza di neve
1993 non disputato per mancanza di neve
1994 Paolo Mantovani - Lorenzo Nadali
1995 Elia Monica - Paolo Mantovani
1996 Elia Monica - Andrea Vanini
1997 non disputato per mancanza di neve
1998 non competitivo raduno
1999 Igino Cavalli - Luca Valenti
2000 non competitivo raduno
2001 non competitivo raduno
2002 non competitivo raduno
2003 non competitivo raduno
2004 Igino Cavalli - Luca Valenti
2005 Igino Cavalli - Luca Valenti
2006 Igino Cavalli - Luca Valenti
2007 Massimo Nisardi - Stefano Delchiappo
2008 Stefano Delchiappo - Igino Cavalli
2009 Massimo Nisardi - Stefano Delchiappo
2010 Massimo Nisardi - Alex Keim
2011 Massimo Nisardi - Alex Keim
2012 Mattioli Roberto - Sartori Michele
2013 Mattioli Roberto - Sartori Michele
2014 Fabio Cavallo - Mauro Giraudo
2015 Adolfo Corsi - Alessio Suci
2016 non disputato per mancanza di neve

 
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